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Angelo Galantino

Non cercano cure. Cercano il paradiso. E noi gli diamo uno psicologo.

2026-06-13 18:47

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Non cercano cure. Cercano il paradiso. E noi gli diamo uno psicologo.

Non sono pazzi. Sono coerenti con i loro valori. Ed è molto più difficile da gestire.Non hanno perso la bussola. Hanno semplicemente un Nord diverso dal nostro

Nella mattina del 12 giugno, alla stazione di Fontivegge di Perugia, un 29enne gambiano ha afferrato una bambina di 5 anni nel tentativo di portarla via. La madre l'ha inseguito a piedi e l'ha recuperata. L'uomo è stato arrestato.

La prima reazione di molti, anche tra i cosiddetti esperti, sarà prevedibile: "È un folle." "Un disturbo mentale." "Un caso isolato."

No. È una categoria interpretativa sbagliata. Ed è pericolosa.

 

Permettetemi una riflessione che va oltre il fatto di cronaca.

Quando Mohammed Merah il 19 marzo 2012 arrivò in scooter davanti alla scuola ebraica Ozar Hatorah di Tolosa, uccise l'insegnante Jonathan Sandler e uno dei suoi figli, Aryeh, 6 anni. L'altro bambino, Gabriel, 3 anni, venne ammazzato mentre gattonava verso il corpo del padre. Poi Merah rincorse Myriam Monsonégo, 8 anni, figlia del direttore. La agguantò per i capelli quando la pistola si inceppò. Cambiò arma e la uccise sparandole alla tempia.

Cambiò arma quando la prima si inceppò. Non era un pazzo. Era un uomo che operava secondo una logica interna fredda e deliberata.

 

Questo è esattamente il punto che la nostra cultura fatica ad accettare: il codice binario giusto/sbagliato non è uguale per tutti.

Olivier Roy, nel suo lavoro sul nihilisme islamiste, e Farhad Khosrokhavar, con il concetto di martyropathie, ci dicono la stessa cosa da prospettive diverse: il jihadista non è un folle che ha perso la bussola. È un soggetto che ha adottato una bussola diversa, in cui il martirio violento non è degenerazione ma elevazione. Un sistema etico internamente coerente.

Sayyid Qutb lo aveva scritto con chiarezza nel suo Milestones, pietra angolare dell'ideologia jihadista moderna: il mondo è diviso tra islam e jahiliyya, l'ignoranza pre-islamica. Chi appartiene alla seconda categoria non è un essere umano da rispettare secondo i nostri standard. La violenza contro di lui non è crimine. È dovere.

Non pazzia. Sistema di valori.

 

Lo stesso schema regge il fenomeno del taharrush gamea, letteralmente "molestia collettiva": un'aggressione sessuale coordinata da gruppi di uomini contro donne in spazi pubblici. Non è follia individuale. È pratica di branco con una logica culturale specifica: la donna sola nello spazio pubblico, senza la protezione maschile della famiglia o del marito, è considerata disponibile. È un codice. Diverso dal nostro. Non meno reale.

In Europa i primi a documentarlo furono gli investigatori di Colonia, nella notte di Capodanno del 2015. Poi Milano, due volte: nella notte tra il 31 dicembre 2021 e il 1° gennaio 2022, in Piazza Duomo almeno cinque ragazze furono accerchiate e molestate da un folto gruppo di uomini. E ancora nella notte di Capodanno 2024/25, quando la Procura di Milano aprì un fascicolo ipotizzando proprio il reato di taharrush gamea a seguito delle aggressioni sessuali nella stessa piazza.

Non casi isolati. Schema ricorrente con logica culturale riconoscibile.

 

Pensate a Galileo. Il mondo intero lo definì eretico perché le sue teorie sovvertivano il codice valoriale dominante: la cosmologia tolemaica era verità rivelata e chi la contraddiceva era deviante. Agli occhi di Galileo invece i pazzi erano gli altri, quelli che rifiutavano l'evidenza empirica per preservare un sistema di credenze. Ciascuno giudicava l'altro dal proprio sistema di riferimento.

La differenza è che in questioni di fisica la verità è verificabile. In questioni di valori no. E proprio per questo il relativismo dei codici etici è più pericoloso: non ha un arbitro esterno.

 

Finché l'Occidente continuerà a leggere queste azioni come episodi di follia individuale da trattare clinicamente, non porrà mai la domanda giusta. La domanda non è: "Come curiamo questi soggetti?" La domanda è: "Quale sistema valoriale produce questi comportamenti e come lo fronteggiamo?"

E forse dovremmo chiederci non solo chi entra nelle nostre case ma cosa porta con sé.

La risposta richiede conoscenza. Richiede studio. Richiede il coraggio intellettuale di guardare in faccia un'ideologia invece di liquidarla come disturbo mentale. 

La loro weltanschauung, la visione del mondo che li guida, non è un sintomo. È un progetto.

 

Non sono pazzi. Sono coerenti con i loro valori. Ed è molto più difficile da gestire.

Non hanno perso la bussola. Hanno semplicemente un Nord diverso dal nostro. E puntano dritto.

 


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