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Angelo Galantino

La sharia arriva per mail. Il jihad no

2026-10-20 17:25

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La sharia arriva per mail. Il jihad no

Cento scuole evacuate per una mail che promette la sharia. Ma il testo ha la grammatica del jihad, non la sua firma. Cosa non torna.

Lunedì 19 ottobre, poco dopo mezzogiorno, circa cento scuole italiane hanno ricevuto lo stesso messaggio. Dalle materne alle superiori, da Verona alla Calabria. Solo nel Veronese gli istituti evacuati sono stati 27. Nessun ordigno è stato trovato. 

Nelle stesse ore mail analoghe raggiungevano centinaia di scuole in Irlanda del Nord, Scozia, Ungheria e Serbia.

Questo è il testo, così come riportato dalla stampa:

 

Oggetto: La morte è vicina
Vi informiamo con la massima urgenza che in questo momento nell’edificio è stato collocato un ordigno esplosivo contenente nitrato d’ammonio (ANFO). Oggi, con il permesso di Allah, condurremo una serie di attacchi terroristici pianificati sul territorio nazionale. Ciò che proverete oggi è solo l’inizio. Un giorno il vostro governo cederà il potere e verrà instaurata la Sharia. Allah Akbar

 

Al messaggio si aggiunge una riga in arabo, il cui contenuto non è stato reso pubblico. Il mittente appare riconducibile al ministero dell’Istruzione saudita.

 

Il sospetto

L’8 ottobre il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che chiede al Consiglio di valutare l’inserimento di entità legate ai Fratelli Musulmani nella lista UE delle organizzazioni terroristiche. Undici giorni dopo arrivano le mail. Da qui l’ipotesi, circolata in questi giorni, di una reazione della Fratellanza.

È una domanda legittima. Alla prova del testo e del contesto, però, diversi elementi non tornano.

Cosa non torna:

Nessuna firma. La propaganda jihadista rivendica sempre, perché la rivendicazione è parte dell’azione. Qui non compaiono una sigla, un emiro, una provincia del califfato.

Nessun nemico. Mancano i riferimenti che il jihadismo usa per giustificare la violenza: i crociati, gli apostati, una causa da vendicare. Resta solo un generico “vostro governo”.

Una spiegazione di troppo. Quell’ANFO tra parentesi tradisce chi scrive. Serve a rendere credibile la minaccia agli occhi di un lettore occidentale. Un militante non ha bisogno di spiegare la propria bomba.

Il mittente sbagliato. L’Arabia Saudita ha messo fuori legge la Fratellanza nel 2014 ed è tra i più duri avversari dell’islam politico. Presentarsi con l’identità del suo ministero sarebbe una scelta quantomeno singolare.

Bersagli a caso. Asili di paese, istituti senza alcun valore simbolico, invio simultaneo in più paesi e in più lingue. È la logica dello spam, non della pianificazione.

Una strategia rovesciata. In Europa la Fratellanza ha sempre privilegiato la via istituzionale: associazioni, rappresentanza, legittimazione. Minacciare i bambini in nome della sharia sarebbe il migliore argomento possibile a favore della messa al bando. Un autogol difficile da immaginare.

 

Un copione già visto

Non è la prima volta. Dal 2024 ondate simili hanno colpito le scuole di mezza Europa con lo stesso travestimento. In Francia, nel marzo 2024, le minacce arrivavano a nome dello Stato Islamico accompagnate da video di decapitazioni. In Slovacchia, a maggio, gli allarmi furono oltre 1.500 in un solo giorno, con richiami ad Allah e alla sharia. Poi la Grecia, la Repubblica Ceca e l’Ungheria, dove nel gennaio 2025 furono 268 le scuole raggiunte da messaggi di tono islamista.

In nessuno di questi casi un gruppo jihadista ha rivendicato. In più di un caso l’autore non è mai stato identificato.

Allo stato attuale non emergono evidenze che colleghino le mail ai Fratelli Musulmani né ad alcuna organizzazione jihadista. Questo non consente di escludere categoricamente nessuna pista: le indagini sono in corso e l’attribuzione verrà dall’analisi tecnica, non dalla retorica del testo. Quel testo, intanto, sembra scritto per essere riconosciuto come islamista da un pubblico europeo, non per parlare a un pubblico islamista.

Questa analisi si basa esclusivamente su fonti aperte.

 

Conclusione

La domanda giusta non è chi grida Allah Akbar ma chi ha interesse a farcelo sentire gridare, oggi, nelle nostre scuole. Chi studia l’islam politico sa che il suo pericolo sta nella pazienza, non nel rumore.

Il terrorismo vero ha bisogno di una bomba. Questo tipo di minaccia ha bisogno soltanto della nostra paura. Negargliela è già una forma di difesa.



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